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HASTA SIEMPRE‏

Il primo gennaio a Cuba si festeggiava l’anniversario della Rivoluzione che portò all’estromissione dal potere di Batista, il caudillo in salsa cubana noto alle cronache e alla storia per aver seviziato il popolo cubano e aver permesso che Cuba divenisse la prostituta più amata dalle lobby statunitensi.

Fidel 10I rivoluzionari cubani, guidati e costantemente spronati da Fidel Castro, quello che sarebbe poi divenuto il Leader Maximo e da Ernesto Guevara, quella leggendaria figura che il mondo avrebbe conosciuto, poi ricordato e celebrato come come Il Ché, liberarono l’isola con il solo scopo di dare il potere al popolo. Cuba ai cubani.

Fu un sogno bellissimo, un sogno che s’infranse presto, schiacciato dalla Guerra Fredda che mise Cuba nella scomodissima situazione che la vide protagonista della crisi missilistica del ’62, quei 13 giorni che spinsero il mondo sul baratro di una Terza (e forse ultima) Guerra Mondiale.

Sono passati 59 anni da quel grido di libertà che era riecheggiato per tutta l’isola, spazzando via in poco tempo le lobby orfane di Batista che, dopo la riforma agraria del maggio ’59 e le nazionalizzazione del ’60, dovettero fare in fretta e furia le valigie e tornare a leccarsi le ferite sul suolo americano, meditando vendetta e giurando di eliminare quell’arrogante comunista barbuto che aveva fatto perdere loro miliardi di dollari di profitti.batista8

Per anni le lobby hanno fatto pressione sulla politica statunitense al fine di rientrare a Cuba e ristabilire il maltolto, ma senza mai riuscirvi. A nulla valsero la creazione e il sovvenzionamento di un’opposizione unitaria al regime, con base a Miami, che mettesse in pratica un’offensiva basata sulla propaganda anticastrista. A nulla servì l’infiltrazione di agenti americani a Cuba, né tanto meno l’addestramento di forze paramilitari che avrebbero dovuto riprendere il controllo di Cuba, in seguito a un colpo di stato mai avvenuto. Neppure El Bloqueo (l’embargo), inasprito col Proclama 3447, varato da Jfk, che doveva mettere in crisi l’economia cubana, crisi che si pensava avrebbe spinto i cubani a destituire i rivoluzionari. L’embargo fu solo il modo più meschino per evitare che quella Cuba marxista potesse in qualche modo prosperare e divenire un modello per altri paesi. E per un colosso come gli Stati Uniti, avere ad un tiro di schioppo dalla porta di casa un paese comunista fiorente non poteva che rappresentare un enorme pericolo che poteva minare o quanto meno mettere in discussione i pilastri del capitalismo e della sua più illustre creatura: gli USA.

Castro-2Ma neppure questa mossa sortì gli effetti sperati.

Cuba sopravvisse.

Rimase in piedi, assistendo ai continui traballamenti del sistema capitalista, alle crisi petrolifere, al collasso del blocco sovietico, continuando la propria vita come se nulla fosse.

Ed ecco il fatidico dicembre 2014. Obama, a metà del suo secondo mandato da presidente, decide di chiudere le controversie coi vicini, decretando la fine del bloqueo durato per più di mezzo secolo.

Cosa comporti nello specifico il prossimo crollo di questo “muro”, nessuno lo sa.

Cuba grazie (o a causa) dell’embargo è rimasta pressoché ancorata agli anni ’60 e i cubani non sanno cosa ci sia al di fuori dell’isola, a causa di un’informazione (come qualsiasi altra cosa) rigorosamente controllata dal Leader Maximo e dal suo entourage.

Gli scenari di un’improvviso arrivo del XXI secolo sull’isola sono molteplici. Passare da 0 a 100 in poco tempo potrebbe spazzare via l’immagine di Cuba per come la conosciamo, con un possibile stravolgimento del suo territorio e della sua economia.

Per un paese che è stato per 50 anni abbondanti isolato dal resto del mondo, rientrare nel mondo comporta sicuramente qualche pericolo, come sostengono non pochi analisti: una Cuba catapultata nel 2015 potrebbe sortire effetti devastanti per l’isola stessa e per il suo popolo.cuba

Certo, un’analisi a priori non è per nulla attendibile. Si possono solo fare ipotesi, ma è certo che anche Raul Castro sa che questa uscita dal Bloqueo dovrà essere gestita con molta oculatezza, proprio per evitare che Cuba venga stravolta dal presente.

A questo punto gli storici non possono far altro che sedersi in poltrona ed attendere il passare del tempo per capire e dare un giudizio il più oggettivo possibile su uno dei fatti più importanti del nuovo millennio.

L’auspicio più grande è che Cuba non passi dalla sudditanza comunista alla sudditanza del dollaro.

Sarebbe come passare dalla padella alla brace…

 

Sonny Delvecchio, gennaio 2015 – Mozzafiato Copyright

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