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Alzata fino a notte fonda

Il programma, allora come oggi, è questo: caffèlatte e tozzi di pane, coperta, tv. Cambia la location. Una volta era la casa dei miei genitori, ora quella del mio migliore amico in provincia di Reggio. Antonio ha Sky perciò posso vedere la Notte degli Oscar! Un piacere che i signori del tubo catodico mi hanno tolto con l’introduzione del satellite. E’ la mia passione. Un rito vetusto che mostra la corda, ma che proprio per questo mi ci fa sentire più affezionata.

Sono cresciuta e non cedo più a facili incantamenti. L’Academy Awards a volte premia il migliore, più spesso non ce la fa. E la ragione è semplice. Prendendo a modello il solo mercato cinematografico americano, le sfuggono giocoforza le migliori produzioni del resto del mondo, Europa compresa. L’Oscar al miglior film straniero, comunque importantissimo segnale per i compratori, è una nicchia nel salotto di famiglia. Nonostante ciò, un giorno, sogno io, sarò al Dolby Theatre di Los Angeles a calpestare il red carpet delle stars!!!Antonella Michelena

In attesa di domenica 22 Febbraio 2015, ci sono le Nomination da commentare!

Questa volta non ho il film che mi fa ubriacare di felicità per le tante candidature ricevute, perciò non mi entusiasmo per le 9 date a Birdman e a The Grand Budapest Hotel. Sono solo lieta che questi due registi – Alejandro Gonzalez Inarritu e Wes Anderson – siano in lizza per il migliore.

Che poi migliore che vuole dire? Faccio una breve digressione. Credo che le categorie di bello e brutto siano ampiamente superate dallo spessore di un film. Che è un’opera d’arte in se stessa, quindi portatrice di valori artistici, narrativi, sociali, politici, etici ed estetici che tutti insieme vanno a determinare la sua compiutezza. Cosa che si attaglia bene a uno dei film sopra menzionati: Grand Budapest è una sciarada inebriante di gags, colpi di scena, battute memorabili, situazioni dipinte col pennello della fantasia sfrenata. Eppure, nelle mani del geniale Anderson, dopo i capolavori Moonrise Kingdom e i Tenenbaum, sembra un esercizio di stile.

Michael-Keaton-BirdmanInarritu invece dà corpo a uno degli incubi dell’attore: la caduta in disgrazia e l’occasione di rilanciarsi. Difficilissima. Cioè pane per l’Academy. Il suo Birdman si fa apprezzare proprio per le performance degli attori, Michael Keaton e Edward Norton, candidati nelle categorie Miglior protagonista e miglior non protagonista. Keaton meriterebbe davvero.

Digressione II: con gli Oscars bisogna stare attenti a non cascare nella trappola di premiare la carriera, e non la singola performance. Quante volte sentiamo l’espressione “Lo meritava di più in quel film, però per riparare alla svista (!!) che glielo diano stavolta”. Eh no. Meglio di no. Ai vari Scorsese, DiCaprio, Woody Allen non ha fatto, o non farebbe, piacere sapere di essere considerati intercambiabili da una prova all’altra.clint-eastwood-directing

Perciò vediamo quando e se se lo meritano quella volta lì e di indirizzare la statuetta al bersaglio giusto. A proposito, come facciamo con American Sniper? La storia del cecchino più letale d’America ha infiammato molti cuori, sia in senso positivo, sia negativo. Ce ne accorgiamo guardando ad esempio alla categoria miglior regia, dove curiosamente Clint Eastwood non compare. Certo, non è a corto di Oscar, Clint. E’ un beniamino dell’Academy, che probabilmente ha preferito calibrare di più la cinquina degli autori dando una chance a qualcun’altro. Non è fra i miei preferiti, lo Sniper interpretato da Bradley Cooper – molto in parte – eppure il film è cresciuto dentro me a distanza di giorni. Penso che l’antimilitarismo che emerge così bene in Gran Torino, però, qui sia più ambiguo e a tratti scompaia del tutto. Nonostante io sia convinta che Clint lo sia, antimilitarista, nel suo cuore.

the-imitation-game-benedict-cumberbatch-2Veniamo ai britannici. 8 Nomination (troppe!) per The Imitation Game e 5 per La teoria del tutto. Quando si dice il biopic calligrafico. Alla faccia. Le cose più buone dei film secondo me sono gli attori. Il mostro di bravura Benedict Cumberbatch – che in Italia sta esplodendo solo grazie a questo film, anche se è “solo” Sherlock Holmes alla tv – fa la parte di Alan Turing, che ha decifrato il codice Enigma dando una grossa spinta alla soluzione vittoriosa del 2° conflitto per il suo Paese e contribuendo a salvare milioni di vite. Vibrante, nervoso, magnetico: è un attore con la A maiuscola. Peccato Keira Knightley candidata a miglior attrice non protagonista. Una svista terribile. Non all’altezza assolutamente.

Miglior film, però, no. Non c’è un reale e significativo lavoro sulla storia e sui personaggi, di introspezione psicologica, di capacità di guardare oltre il risaputo. Per elevarlo a film d’autore, quindi personale, con una cifra originale. Un rischio che un autore si prende. Qui di rischi, a parte quello che si prende il vero Turing, non ne vedo.Edwin

Eddie Redmayne è un favoloso Stephen Hawking. Nel senso che sembra veramente lui, tanto la metamorfosi è riuscita. Ci sono momenti di tale sofferenza, in questo kolossal drammatico sulla storia d’amore, di fede (sì) e di scienza che unisce lo scienziato affetto da malattia del moto neurone Hawking e la moglie Jane da togliere il fiato. Eppure, la Teoria del Tutto patisce la sindrome di Imitation Game. L’agiografia portata al livello massimo, a scapito di una ricerca stilistica più rischiosa ma più apprezzabile. Felicity Jones, nella parte di Jane, con il suo sforzo di lavorare in sottrazione per non erompere di dolore sul pubblico, è bravissima.

la_ca_1202_still_aliceIntermezzo attrici. Intervallo, o carosello, come si diceva una volta. Io lo faccio con le signore nominate. Non esprimo preferenze, bensì un pronostico: vincerà Julianne Moore. E’ americana, è bravissima, la parte chiama l’Oscar. Peccato per Marion Cotillard e per Reese Whiterspoon, che amo molto.

Mancano tre candidati al Miglior Film e sono Selma, Boyhood e Whiplash. Tra questi si trova l’Oscar secondo me. La metto giù come una formula matematica. Il primo riguarda MLK, mito dei diritti civili e dell’uguaglianza neri e bianchi. Il secondo è una storia di formazione americana, girata in tempo reale, nell’arco di 12 anni. Il terzo è la storia americana della competizione, dell’essere il fuoriclasse, il migliore, applicata alla musica jazz. Se consideriamo che l’anno scorso ha vinto 12 anni schiavo e che il terzo in lizza è la sorpresa dell’anno con un protagonista giovanissimo e quindi in grado di crescere ancora, quale pensate sia il mio candidato alla vittoria finale?5499_4105

Menzione speciale sceneggiature originali.

Trovo che almeno 4 su 5 siano da lustrarsi gli occhi. Parlo di Foxcatcher, film rivelazione di Bennet Miller su un tycoon della lotta greco romana, Boyhood di Richard Linklater, Grand Budapest di Wes Anderson e Birdman. Davvero l’imbarazzo della scelta. Anche se Foxcatcher e Birdman hanno una marcia in più.

Lara Ferrari, gennaio 2015 – Mozzafiato Copyright

 

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