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I have a dream, and you?

“Ho un sogno che i miei quattro figli vivranno un giorno in una nazione,
dove non saranno giudicati dal colore della loro pelle, ma per il contenuto del loro carattere.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme,
di lottare insieme, di andare in carcere insieme, di difendere la libertà insieme, sappiamo che un giorno saremo tutti liberi”.
Queste sono alcune delle parole che ho tratto dall’importante discorso di Martin Luther King tenuto a Washington il 28 agosto 1963.Martin
Luther King, parlava di un sogno, un sogno ancora non realizzato pienamente, perché se all’epoca
dei fatti bianchi e neri erano separati in ogni attività quotidiana della società “civile”, ancora oggi
sembra quasi ritornare indietro di decenni, alle lotte razziali, agli scontri sanguinosi, infatti simili
fatti sono riaccaduti a Ferguson e in altre parte d’America.
Tutto ebbe inizio dall’uccisione di un giovane ragazzo di colore, Michael Brown, assassinato a
colpi di pistola da un poliziotto bianco.
Da lì in poi, tensione e violenza sono ormai all’ordine del giorno.
Ferguson 10Decine di arresti, per lanci di lacrimogeni, scontri sanguinosi e numerose uccisioni etc.
Può sembrare strano ma l’ormai nominata cittadina di Ferguson è tra i centri abitati del Missouri
dove l’integrazione funziona meglio. Bianchi e neri guadagnano più o meno le stesse cifre e vivono ovviamente mescolati. L’integrazione razziale però non è ancora pienamente entrata nelle sale dei governi locali, né tra le forze di polizia ne tantomeno tra alcuni afroamericani poco affidabili.
Lì la situazione è rimasta più o meno uguale rispetto a trent’anni fa.
Tanti i motivi di questa “rivalità” che ormai ha creato una sorta di ostilità tra polizia e afroamericani
infatti molti denunciano il fatto che la polizia fermi più spesso afroamericani, forse solo per il colore
della pelle. Adesso ci troviamo ad avere un mondo diviso, che parla giornalmente di questi casi. C’è chi dice che le uccisione sollevano questioni raziali che andrebbero affrontate, altri invece
pensano che gli episodi accaduti abbiamo avuto più copertura mediatica del dovuto, su questo
personalmente non mi sento di prendere una posizione, ma una cosa è certa gli afroamericani si
fidano della giustizia molto meno rispetto ai bianchi.
Obama 1Le numerosi indagini sono ancora in corso, l’America si trova con un primo presidente nero
inspiegabilmente Premio Nobel per la pace che ha mantenuto una certa distanza, forse per paura
di restare intrappolato nella morsa di una situazione parecchio spigolosa.
La tragedia di Ferguson e non solo hanno rimesso a nudo un nervo che in molti luoghi dell’America
significa ancora rabbia ed emarginazione, ha me hanno ricordato le due facce opposte di Luther
King e del “Ku Klux Klan”, ma adesso bisogna davvero far qualcosa, evitare di cadere nella trappola del “…tanto sono tutti uguali”, “…non cambierà mai nulla” ma bensì provare a cambiare la società
“civile”, ridare la giusta dignità sia alle brave persone afroamericane, sia alle numerosissime forze
dell’ordine che ogni giorno lavorano con passione e correttezza.

Enrico Maggio, dicembre 2014 – Mozzafiato Copyright

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