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Mario Dondero: l’umiltà delle foto mancate.

Lui guarda tutto fuori, e poco, pochissimo dentro. Per nulla autoreferenziale ed è una rarità, oggi. Anche perché è un convinto assertore che se si rivolge troppo l’obbiettivo verso se stessi, non si vede nulla. Non so se Mario Dondero si spiega. Voi che ne dite?

Classe 1928, leggendaria figura di fotoreporter, Dondero ha cominciato a fotografare per Milano Sera, soprattutto la cronaca, ‘rischiando’ di diventare giornalista. La cosa però non lo convinceva. Più che altro, non lo comprendeva nella sua interezza di testimone delle faccende umane. Così ha deciso di fare una proposta al direttore di allora e in cambio ha ottenuto la qualifica di inviato fotoreporter. Per uno come lui, vedersi affibbiare ogni volta il fotografo per documentare i fatti da lui raccontati stava diventando stretto.Dondero Mario (2)

Ho ascoltato la voce di milanese roccioso ma gentile di Dondero una settimana fa, quando ha partecipato ad AUTORI IN PRESTITO 2014, il 7 novembre alla Biblioteca comunale di Brescello. Dovete sapere che Autori in prestito ha il proposito di consegneranno al pubblico i personali consigli di lettura, ascolto e visione di scrittori, musicisti e artisti visivi.
Le opere dell’ingegno infatti hanno la straordinaria capacità di lasciare un segno sui loro fruitori, formandone i gusti e orientandone le scelte. In questo senso, far compiere agli autori una ricognizione dei propri personali percorsi seguiti in letteratura, musica, cinematografia e teatro– con il deliberato scopo di comporre un piccolo e originale catalogo di titoli – diventa un’occasione unica per osservare da vicino l’immaginario di ogni autore.

In questo contesto si sono inserite le proposte di questo maestro della fotografia.
Se potesse, oggi, a fotografare dove andrebbe? Nel mondo e vicino a casa sua?

Mi interessa molto la Grecia, un paese in questo momento chiave della nostra situazione geopolitica. L’ho fotografata molto nella sua storia, prima e dopo l’epoca dei “Colonnelli”. Invece, una dimensione casalinga potrebbero essere… i paesaggi. Li ho ritratti poco, al contrario delle persone. I Monti Sibillini, che so essere splendidi, sono un rimpianto a cui vorrei porre rimedio.

I suoi gusti letterari e artistici dove la portano?

Dondero-_-Pasolini-e-la-madre-nel-1962

Pasolini e la madre (Mario Dondero-1962)

Ho sempre avuto una viva passione per la letteratura. Quando eravamo giovani a Milano al bar Giamaica, dopo il cinema, invece di parlare di film discutevamo di libri letti. I grandi autori hanno sempre avuto un grande peso per me. Con una banda di amici facevamo le sei del mattino a parlare di Cesare Pavese. Poi ci sono i fotografi, così importanti da far diventare le loro immagini potenti come la letteratura. Così ritengo siano Henri Cartier- Bresson e Robert Capa. Questi fotografi mi piacevano perché avevano un approccio umano al mondo. Civile e incoraggiante.

Che cosa separa il fotografo dal fotografo della domenica, non in senso tecnico o del talento artistico, ma nel senso dell’ispirazione, dell’intelligenza?

Io non ho niente contro la fotografia, cosiddetta artistica. Quella che ha come principale obiettivo la bellezza. Tuttavia, non posso fare a meno di distinguere nettamente fra la foto estetica e il fotoreportage, ciò che mi ha sempre interessato e che penso corrisponda alla forma più alta e convincente di fare fotografia. Il reportage giornalistico laddove diventa indagine del mondo, è più convincente delle squisitezze seppure molto belle, ma sulle quali si concentra di preferenza il ‘fotografo della domenica’. Poi aggiunto una cosa. Il primo valore del fotogiornalismo è la ricchezza del fotografo, che risiede nella sua capacità di guardare. Non nell’attrezzatura. Lo sguardo generalmente è sorretto da una preparazione del fotografo di tipo culturale. Fondamentali sono la conoscenza del mondo, l’onestà, la sensibilità e il rispetto della verità.

Sull’eterno dibattito – confronto fra il digitale e l’analogico che dice?Edoardo Sanguineti da Mario Dondero

Io ho sempre usato la macchina coi rullini, prima dell’avvento del digitale. Mi viene da ridere se penso a Renzi che come forma di arretratezza cita il telefono a gettoni e il rullino. Secondo me l’era del digitale fatta così consente all’autore di intervenire ben poco. Non si aggiunge gran che a livello manuale e autoriale.

Qual è il requisito di fondo per fare il suo lavoro?

Può essere un mestiere altamente nobile, generoso, se ci si pone con un atteggiamento di attenzione verso il mondo. Quindi, non per sbarcare il lunario né per accumulare denaro.

Mentre parla il signor Mario, come l’ho ribattezzato nella mia mente, la cosa che mi sconcerta è che non esista un Archivio Dondero. Mi chiedo se non gli si stringe il cuore, al pensiero della montagna di foto scattate e non accantonate. Andiamo avanti.

Le è mai capitato di partire per un incarico e di trovare uno/due servizi in più, lungo la via?

Io generalmente nella vita ho fatto i viaggi concordando i lavori con i direttori. Nella realtà delle situazioni che vivevo, succedeva spesso che svanissero e che si trasformassero in altre cose. Una volta, ricordo, ero in Russia. Mi trovavo a pochi metri dalla casa del dottor Zivago. Ma nessuno mi ha detto che era quella la casa, così purtroppo l’ho mancata.

P. s.: che meraviglia e che dono uno ‘arrivato’ che parla in questo modo, senza coprirsi di una patina da obbiettivo infallibile, ma svelando le foto mancate. E i servizi che potevano essere, e che non sono stati. Anche se poi, ce ne sono stati tanti altri al loro posto.

Lara Ferrari, novembre 2014 – Mozzafiato Copyright

 

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