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C’è ancora qualcosa da festeggiare?

Sono passati 25 anni da quel fatidico 9 novembre 1989, quando Berlino vedeva finalmente sgretolarsi il “muro della vergogna”, innalzato all’inizio degli anni 60 dalle autorità della Repubblica Democratica Tedesca per frenare l’emorragia di cittadini verso la zona ovest e divenuto rapidamente il simbolo della difesa della “purezza socialista” contro l’imperialismo occidentale.muro-di-berlino

Noi nati nei primi anni del dopoguerra da bambini avevamo vissuto, attraverso le parole degli adulti, il dramma della rivolta ungherese, prima ignorata e poi bollata come “borghese” anche dai benpensanti comunisti del Belpaese. Appena maggiorenni e ancora ebbri dell’orgia libertaria del 1968, solo a un anno di distanza avevamo visto i carri armati del Patto di Varsavia soffocare nel sangue le grandi speranze della Primavera di Praga, ancora una volta accolta con il silenzio complice e codardo dei nostri politici di sinistra.

Disillusi amaramente dai ripetuti tradimenti del miraggio socialista in ogni parte del mondo (Cina, Cuba, Cambogia ecc. ecc.), lungo gli anni 80 avevamo visto una serie di crepe nel Muro formarsi a partire dalla Polonia – sotto la spinta carismatica dell’avvento di papa Woytila – e poi allargarsi vistosamente, complice anche l’ascesa al Cremlino del riformista Mikhail Gorbacev, coinvolgendo di nuovo la Cecoslovacchia, poi Ungheria e Romania e infine addirittura la DDR, simbolico “gendarme” dell’ortodossia comunista in Europa.

bushgorb1Un quarto di secolo è passato da quel giorno fatidico e gran parte delle illusioni nate mentre il muro si sgretolava sono svanite senza lasciare traccia. L’Impero del Male è stato prontamente rimpiazzato, nella realtà e nell’immaginario collettivo, da altre fonti di dolore e soprusi. La Cina pragmatica e feroce di Tienanmen, il terrorismo degli interpreti perversi dell’Islam, il prepotente monopolio della finanza internazionale, l’inesauribile e devastante avidità dei signori della guerra in Africa e Medio Oriente. Lo stesso ex-impero sovietico ha dato origine, soprattutto in Asia, ad alcuni stati prontamente sequestrati da satrapi locali formati a quella scuola. Tutti hanno contribuito a cancellare le illusioni facendo rialzare il livello di guardia a difesa della libertà in ogni suo aspetto.

A questo punto pare lecito chiedersi se in effetti c’è ancora qualcosa da festeggiare. Forse sarebbe più opportuno dedicare la data del 9 novembre a un ripensamento che porti alla rinascita di tutte le speranze fiorite quel giorno del 1989 e subdolamente vanificate negli anni successivi dalla classe politica e dirigente a quasi tutte le latitudini.

Gino Delvecchio, novembre 2014 – Mozzafiato Copyright

Ufficio Stampa