Home / LIFESTYLE / DUE DEL GIORNO / Tempo nuovo;anzi antico‏.

Tempo nuovo;anzi antico‏.

IL PASSATO TOMBALE

La lingua è un organismo vivo,che cambia e si adatta?
Bene,ecco la proposta per un tempo verbale che non c’era.
Il Passato Remoto esprime soltanto l’idea di un’azione antica,o comunque lontana nel tempo; il Passato Tombale esprime invece l’idea di qualcosa che non si ripeterà,per impossibilità oggettiva;o anche solo nell’intenzione di chi parla o scrive.
Solitamente ciò che non ritorna è-molto-antico,come nel Passato Remoto;ma qui il lungo tempo di lontananza non è una condizione necessaria:può o potrebbe non ripetersi anche qualcosa accaduto poco fa.Conte 1
Spesso è il tempo del rammarico,per qualcosa di positivo che (si pensa) non si rivivrà più;a volte è il tempo della soddisfazione per (pensare di) archiviare qualche brutta esperienza;quasi mai è emozionalmente neutro.
Ecco dunque la proposta verbale per le desinenze:
   io.          -ia
   tu.          -ii
   egli.       -ì
   noi.        -im
   voi.        -it
   essi.      -ir
Si è pensato anche ad una tonalità prevalente in ‘u’ (io   -ua, oppure   -ui, ad esempio), ma quella in. ‘i’ che si è scelta ha sicuramente un suono più elegante e meno cupo.
Conte 3Il troncamento delle desinenze plurali attribuisce un sentore poetico che certamente non guasta.
Ad esempio:
io andia    noi andim
tu andii     voi andit
egli andì    essi andir
Assomiglia al Passato Remoto? Beh,non così tanto e comunque un po’ deve,visto che in fondo ne è una versione estremizzatta.
Si può anche costruire un Trapassato Tombale..sembra un po’ una forzatura..oltre che un tempo eccessivamente macabro!
Quanto ad eventuali irregolarità/eccezioni,propongo quella per Essere,per evidenti incongruità fonetiche con la radice:
io eria    noi erim
tu erii    voi erit
egli erì   essi erir
Altre emergeranno con l’uso e saranno sancite dalla consuetudine; si spera tuttavia che siano il minor numero possibile,ché le stesse sono sempre una storpiatura per non voler o non saper applicare la regola;cioè sono un errore continuo legittimato dalla ripetitività e dall’abitudine.

Il Conte, ottobre 2014 – Mozzafiato Copyright

Ufficio Stampa