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JESSICA AND ME

LA RECENSIONE NON ORTODOSSA

 

 

Alla fine chi è JESSICA? L’intervistatrice che ascoltiamo in una voce nel mangianastri di Cristiana Morganti è forse lei stessa, che come uno specchio si guarda dentro in attesa di risposte che devono arrivare, adesso, dopo anni? No, è una giornalista che fa le domande. E fin qui, nulla di strano. Anche quando, caricaturalmente ( per un reporter che prende nota, distratto. Non certo per la Morganti) ne storpia il nome in Cristina Morzanti. Oppure, ecco! Una lampadina si accende… E’ la selezionatrice.JESSICA-415

Una commissaria d’esame che vuole vedere chi è questa ballerina classica poi diventata simbolo del Teatro-Danza, di cui si dicono grandi cose. Che vuole capire se gli allori sono meritati, che spinge l’asticella delle domande un po’ più in là, per farsi raccontare, come in una seduta psicoanalitica su un palcoscenico, perché Morganti danza. Che cosa cerca davvero, quando affronta il pubblico guardandolo o, al contrario, nascondendosi nei gesti e nei movimenti improvvisati o studiati. Una esaminatrice che vuole sapere, sostanzialmente, che cosa ha provato l’esaminanda al cospetto del Maestro – monumento Pina Bausch, se era così severa ecc. ecc.

Domanda da un milione di dollari. Non tanto quella relativa alle difficoltà e all’impegno richiesto del lavorare con l’ideatrice del TanzTheater di Wuppertal – nel quale la danzatrice romana lavora da vent’anni – quanto le altre. Quelle personali, legate a doppio filo al mestiere che si è scelti. Perché se la strada di Morganti ha incrociato quella della coreografa tedesca a un certo punto della vita di entrambe, un motivo profondo, necessario, anche inestricabile c’è.

morgantiLe risposte alle domande di un percorso che, immaginiamo, essere infinito sono contenute nello spettacolo “Jessica and me”, di e con Cristiana Morganti, che ha debuttato in prima assoluta al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, nell’ambito del festival Aperto sabato 11 ottobre e domenica 12, con enorme successo e partecipazione di pubblico. Dopo il trionfo di Moving with Pina, “conferenza danzata” omaggio alla Bausch, Morganti presenta al pubblico italiano – lei, che è ormai una expat a tutti gli effetti – un secondo solo, prodotto da Il Funaro – Pistoia con Fondazione I Teatri, di cui firma idea, coreografia e interpretazione.

A febbraio 2010 aveva presentato per la prima volta la conferenza danzata “Moving with Pina”, invitata dal Teatro Ariosto di Reggio Emilia, dal Teatro Elfo Puccini di Milano e dall’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un pezzo molto apprezzato, di omaggio alla sua maestra.

L’artista concepisce invece questo nuovo lavoro come una autobiografia ironica, in un’epoca in cui attori, ballerini, gente di spettacolo preferisce dichiarare che no, l’autobiografia è un genere che non pratica. Qui, stavolta, si rende necessario. Non tanto per noi, che guardiamo e ci emozioniamo, quanto per lei. Ecco allora le domande. Strutturali al punto del percorso professionale e individuale che Cristiana ha raggiunto. Parlando, interiorizzando, piroettando – non mancano momenti godibilissimi e appartenuti al passato, quelli in cui cammina nel tutù dell’Accademia di danza classica di Roma, in cui si è diplomata – lei affronta il delicato tema della memoria, delle radici e dell’eredità: come gestire l’influenza artistica di un grande Maestro? Soprattutto se è l’artefice di una rivoluzione nel concetto e nella pratica della danza moderna, avendovi introdotto così grosse novità.

Come non cedere alla consuetudine di una certa estetica? Come rielaborare un passato di studi di danza classica lavorando nel Teatrodanza di Wuppertal?JESSICA-and-me-Cristiana-Morganti-Invito-mail

No. La camminata piena di significato no!”. Riflette in principio Cristiana, provocando l’ilarità degli spettatori, e mangiandosi in un sol passo tutti i preconcetti legati alla danza impegnata. Una riflessione tenera, divertita su se stessa, in cui la giunonica danzatrice riavvolge il nastro della sua vita dietro le quinte, nella fase di preparazione della coreografia, quando i capisaldi della disciplina coreutica si scontrano contro le esigenze di una riconquistata freschezza di idee, e di gesti.

Per chi non conoscesse Cristiana Morganti, quale modo migliore di presentarsi?

Vedendola così accogliente, nel suo donare al pubblico domande che sono le proprie, di una artista che cresce, come persona, danzando, pensiamo a tutte le declinazioni possibili in cui si può leggere questa biografia-spettacolo. Una leggiadra fuga dalla realtà della performance qui e ora; il guardarsi dentro, usando il pubblico come specchio (un po’ comodo. Visto l’affetto che questi prova già per lei); lo sforzo di fare arrivare, seppure usando i mezzi dell’autoironia giocosa, la fatica di costruire ogni volta un pezzo di danza.

Jerrica-and-me-Cristiana-Morganti-ph.-Antonella-CarraraPina Bausch incombe benevola su di lei. D’altra parte al passato se non si vuole affogare nei ricordi bisogna guardare con tenerezza. Eccole, allora, JESSICA, CRISTIANA (E PINA BAUSCH) finalmente unite in questa riflessione danzata romantica, che prende sempre forme diverse. A volte osservandosi da fuori e a volte vivendo il momento, in un continuo infrangere i limiti di cosa è dentro e cosa è fuori lo spettacolo. “Lavoro a Wuppertal da vent’anni e vivo in Germania da quasi trenta … Fondamentalmente volevo capire chi sono diventata nel frattempo” – dice.

Ridanciani i momenti in cui rivela come le sue forme ingombranti, specie il seno, l’abbiano in un primo tempo ostacolata. Ma anche la fase di vestizione del tutù grande, poi di un tutù piccolo, che rimandano alla fine degli anni Ottanta e al diploma in danza classica conseguito all’Accademia Nazionale di Roma. Scena che si contrappone a quella dei tacchi di vernice rossa e quindi alla carriera di danzatrice solista nel Tanztheater.

Cristiana ha studiato con Carolyn Carlson, la tecnica Limon con Carlos Orta e alla Martha Graham School di New York: ogni movimento anche il più impercettibile sottende una grande preparazione tecnica e artistica, che ha imparato a unire alla narrazione delle emozioni. Momento clou, il processo di auto-combustione creato dentro lei da un piccolo ballerino, che cresce nel suo corpo. Lei bambina? Un neonato danzatore che vuole liberarsi da convenzioni stabilite da altri?

Prima e replica sono andate sold out in pochissimo tempo e l’impressione finale è di una donna, insegnante e allieva, che vuole ancora scoprire tantissimo di sé e non nasconde le sue ingenuità.

Dopo il debutto, lo spettacolo proseguirà in tournée nei teatri d’Italia (info su www.ilfunaro.org).

A me però è rimasta una domanda. Vedendo quei capelli ricci divisi in due covoni, la bocca scarlatta e gli occhioni spioventi… La fata Morgana che fattezze aveva?

Lara Ferrari, ottobre 2014 – Mozzafiato Copyright

 

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