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IL LATO OSCURO DEL COLPO SFORZESCO

È doveroso, da un punto di vista prettamente deontologico, fare il punto su quanto accaduto presso il Castello Sforzesco in questi ultimi frenetici giorni.

La notizia della sparizione di tre opere dalla sala 17, che i turisti possono visitare salendo al primo piano, è stata riportata piena zeppa di errori e imprecisioni da parte di giornali, tv e radio, a dimostrazione del fatto che nessuno sa più fare il proprio mestiere.

Innanzitutto bisogna partire da un fatto: il furto è avvenuto DOPO le 17.30 del 21 agosto, e non nel pomeriggio durante l’apertura al pubblico delle sale espositive del Castello.C_4_video_2031831_upiThumbnail

Questa certezza deriva dalle dichiarazione del custode in servizio quel giorno, dichiarazioni che nessuno ha riportato perché nessuno si è preso la briga né di cercarlo né tanto meno di intervistarlo. Il custode, che aveva in carico la suddetta sala nella giornata del 21, afferma che nel giro di controllo, effettuato prima della chiusura da lui e da un dipendente comunale preposto a questa mansione, i tre quadri erano appesi come sempre alla parete.

Ad accorgersi della sparizione delle tre opere è stato un custode che alle 9.00 del mattino seguente prendeva servizio proprio nella sala 17.

Da questo punto in poi si assiste a una vera e propria saga di errori.

Il giorno 22 alle 9.30 il custode, accortosi dell’assenza ingiustificata dei quadri, ha prontamente avvisato una dipendente comunale, la quale ha avvisato un collega che avrebbe dovuto avvisare il comando, al fine innanzitutto di capire se queste fossero state spostate o tolte per essere restaurate.

Invece questa comunicazione non è mai giunta al comando per la sicurezza e la sorveglianza del Castello, procrastinando di ben 24 ore un’importante verifica dell’effettiva sparizione delle opere e di quasi 48 ore la chiamata alla polizia (neanche dei carabinieri di Monza, i quali sono più che preparati ad avvenimenti di questo genere), la quale è intervenuta intorno alle ore 19.00 del 23 agosto.

Il servizio di controllo fa così una mesta figura agli occhi di tutta Italia, mettendo altresì in difficoltà la cooperativa che sostituisce proprio i dipendenti comunali durante l’orario diurno nel periodo delle ferie estive e invernali.

castello sforzesco 1Tornando al misfatto… Dopo una serie di ricerche accurate in loco, si sono potuti appurare un paio di dettagli ancor più imbarazzanti per il servizio di sicurezza e sorveglianza del Castello Sforzesco: la zona nella quale erano dislocate le opere era priva di una videocamera di sorveglianza puntata in direzione delle opere; inoltre una delle videocamere non era neppure funzionante, com’è stato fatto notare da alcuni dipendenti comunali che sostengono altresì di aver più volte fatto notare questo “dettaglio” ai responsabili, ma la richiesta d’intervento è caduta nel vuoto, probabilmente nell’endemico dimenticatoio burocratico nel quale vanno ad arenarsi tutte quelle piccole grandi richieste che sarebbero funzionali al miglioramento dei servizi essenziali.

Se si volessero avanzare ipotesi riguardo l’effettivo orario in cui è avvenuto il colpo, la più plausibile sarebbe quella che collocherebbe il misfatto tra le 17.30 e le 19.00, orario in cui le sale del Castello vengono allarmate e messe in sicurezza. È possibile che il ladro (o i ladri) si sia nascosto in qualche zona d’ombra, attendendo che i custodi lasciassero la loro postazione, per poi prelevare le opere e uscire con il bottino. Ma se così fosse almeno cinque o sei videocamere avrebbero immortalato questo Lupin in salsa milanese. E invece, a quanto pare, per ora non si hanno riscontri che avvalorino tale ipotesi, che ad ora resta la più probabile, al contrario di quella sbandierata dagli alti paperi della sicurezza milanese, che ipotizza un furto in pieno giorno. Questa ipotesi però è alquanto in contrasto con le affermazioni del custode che asserisce di aver visto le opere esposte alle 17.30 del 21 agosto, giorno del furto.

Chi ha ragione? Che sia mancata la comunicazione interna è un dato di fatto, ma è possibile che gli organi preposti al controllo non si siano neppure premurati di sentire chi era in loco nella giornata incriminata e fargli qualche domanda? Così, anche solo pour parler…

Non essendo stati rilevati in nessun punto segni di effrazioni generiche o specifiche, siamo di fronte a un grave caso di disservizio che, in vista di Expo 2015, non è certamente motivo di vanto per Milano City, che forse dovrebbe essere più vigile riguardo dettagli che troppo spesso vengono dati per scontati.

Hercule Poirot, agosto 2014 – Mozzafiato Copyright

Ufficio Stampa