Home / CULTURA / Villa Medicea di Castello

Villa Medicea di Castello

 

Ebbene sì. Sono tornato a Firenze.

Questa incredibile città sull’Arno non smette mai di sorprendermi.

Sarà che adoro passeggiare per le vie del centro, ammirando i suoi bellissimi palazzi, le sue statue, le sue fontane, che passerei giornate intere agli Uffizi o farei quasi 500 chilometri (in realtà poco più di tre ore di treno ad Alta Velocità) solo per mangiare crostini toscani, zuppa di farro e bistecca alla fiorentina al ristorante da “il Latini”.

Firenze 3Stavolta ho cercato, però, di uscire dal solito quadrilatero di musei superaffollati e di dedicarmi un po’ alle zone periferiche, immerse nella tranquilla campagna toscana. Così, ho scoperto che ci sono diverse belle ville, acquistate dai Medici intorno alla fine del XV secolo, che hanno ospitato alcune delle opere più famose delle quadrerie della casata (come la Venere e la Primavera di Sandro Botticelli) ed i cui giardini hanno ispirato nientemeno che il giardino di Boboli.

In particolare, ho visitato (in un’occasione speciale, attualmente concessa solo la prima domenica di ogni mese) la Villa Medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca.Firenze 10

La Villa si trova nella zona di Castello, a circa quindici minuti di autobus dalla stazione di Santa Maria Novella. Al contrario di quello che si possa pensare, la storia dell’edificio, acquistato dai Medici a fine Quattrocento e quella dell’Accademia, fondata a Firenze nella seconda metà del Cinquecento, si intrecciano solo nel 1972 quando, dopo un ampio restauro, l’istituzione si trasferì nel palazzo alle porte di Firenze.

Dal cortile, ci muoviamo verso la “Sala degli armadi” dove scopriamo le origini dell’istituzione ospitata nella Villa Medicea.

Firenze 17L’Accademia della Crusca, contrariamente a quanto si possa dedurre dal nome, nasce in maniera goliardica ed informale da un gruppo di amici nella seconda metà del ‘500. I fondatori, che si autodefinirono appartenenti alla “brigata dei crusconi”, non approvavano la pedanteria dell’Accademia Fiorentina, che già da alcuni anni intendeva purificare la lingua italiana dalle inflessioni dialettali.

Gli accademici iniziarono, con discorsi giocosi e poco formali, a separare il “fior fiore della lingua” (la farina) dalle varie impurità (la crusca) riferendosi agli autori fiorentini del Trecento: principalmente a Dante, Petrarca e Boccaccio. Decisero fin da subito che il simbolismo legato alla coltivazione del grano sarebbe rimasto al centro di tutte le attività dell’Accademia: il loro simbolo era il frullone, lo strumento agricolo utilizzato proprio per separare la farina dalla crusca e lo stemma di ogni accademico era una pala dorata raffigurante il proprio soprannome (che ognuno doveva obbligatoriamente scegliere) ed un motto personale.

Sono proprio queste pale ad ornare le pareti dell’omonima sala, attigua a quella degli armadi, fornendo un percorso a ritroso che elenca alcuni dei primi accademici,a partire dai fondatori: Giovan Battista Deti, il Sollo; Anton Francesco Grazzini, il Lasca; Bernardo Canigiani, il Gramolato; Bernardo Zanchini, il Macerato; Bastiano de’ Rossi, l’Inferigno.

Oggi, pur avendo perso la tradizione della pala, l’Accademia continua ad esistere studiando l’evoluzione della nostra lingua, custodendo quell’opera incredibile che fu il Vocabolario degli accademici della Crusca (all’avanguardia, fra l’altro, per l’utilizzo dell’ordine alfabetico dei lemmi) e pubblicando un foglio semestrale di informazione: “La Crusca per voi”.

Pur essendo l’Accademia visitabile solo in specifici giorni, per tutto l’anno è possibile passeggiare nell’ampio giardino che si estende su tre terrazze sul retro della villa, decorato con fontane, fiori ed alberi di agrumi.

Firenze 1Emozionante è la fontana del Gennaio, sulla terrazza superiore, raffigurante un vecchio che tenta di ripararsi dal freddo e senza dubbio sorprendente è la grotta degli animali: un meraviglioso abside dove Niccolò Tribolo, Davide Fortini e Giorgio Vasari realizzarono, in pietre diverse di qualità e colore, statue di animali delle razze più svariate, che convivono in questo ambiente dove il confine fra natura ed artificio è più sfumato che mai.

 

 

Roberto Vela, Napoli giugno 2014 – Mozzafiato Copyright

admin