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Palazzo Zevallos

Una caratteristica tipicamente napoletana è la riluttanza al cambiamento. Nomi di strade, o piazze, modificati anche trent’anni fa, non cambiano invece nella quotidianità di molti partenopei.

E’ il caso di Via Toledo, la strada voluta dal viceré Pedro Álvarez de Toledo nel 1536 a seguito dell’abbattimento della vecchia cinta muraria della città antica. L’arteria, che per secoli fu crocevia culturale nella Napoli del Grand Tour, venne rinominata “Via Roma” nel 1870 dal neoeletto sindaco Paolo Emilio Imbriani, in memoria della recente annessione al Regno d’Italia. Pur se dal 1980 è tornata alla sua denominazione originale, nel linguaggio odierno molti napoletani la chiamano ancora Via Roma.

Ed è proprio lungo questa strada che è possibile visitare un palazzo che da pochi anni è diventato visitabile al pubblico nell’ambito della raccolta “Gallerie d’Italia”, che comprende i poli museali di proprietà del gruppo Intesa Sanpaolo: Palazzo Zevallos Stigliano.Palazzo_Zevallos_Escalier

Il Palazzo, costruito nella prima metà del Seicento da Cosimo Fanzago, per volontà dei fiamminghi Zevallos, divenne proprietà della famiglia Colonna di Stigliano nella seconda metà dello stesso secolo, dai quali acquisì la sua denominazione.

Alcune modifiche ed arricchimenti essenziali si sono avuti nella prima metà dell’Ottocento, in seguito all’acquisto di alcuni appartamenti da parte del banchiere Carlo Forquet e del cavaliere Ottavio Piccolellis. Sono di questo periodo i preziosi stucchi ed affreschi che decorano tutt’oggi le sale del Palazzo.

A partire dalla fine dell’Ottocento, la Banca Commerciale Italiana iniziò ad acquisire alcuni appartamenti fino a quando, nel 1920, l’edificio tornò ad essere unico e divenne una sua filiale. L’antico cortile aperto, che diventò un luminoso salone con un’ampia vetrata in stile liberty, ospitava gli sportelli aperti al pubblico.

All’inizio degli anni duemila, BCI confluì nel gruppo Intesa Sanpaolo che, data la contiguità con la sede centrale dell’ex Banco di Napoli (oggi proprietà dello stesso gruppo bancario), decise di chiudere la filiale di Palazzo Zevallos per includere quest’ultimo nel progetto Gallerie d’Italia.

Nella serie dei fortunati acquisti del gruppo bancario, figura anche un importante opera che Michelangelo Merisi da Caravaggio ha eseguito durante la sua fuga nel Regno di Napoli: il Martirio di Sant’Orsola. Il quadro, del quale al momento dell’acquisto si ignorava l’autore, è stato attribuito a Caravaggio dallo storico napoletano Vincenzo Pacelli solo nel 1980 e rappresenta oggi il fiore all’occhiello della collezione della Galleria, nonché presumibilmente l’ultimo quadro dipinto dal pittore lombardo.Palazzo Zevallos 10

Il 12 marzo scorso, si è tenuto presso il Palazzo un seminario interdisciplinare promosso dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dal titolo: “Napoli europea. Dalla città di Caravaggio alle vedute di Gaspar van Wittel e Anton Smink Pitloo”. In quest’occasione, il Prof. Leonardo di Mauro del dipartimento di Architettura della Federico II ha illustrato altri quadri tesoro della collezione di Palazzo Zevallos, che rappresentano diverse vedute della città di Napoli ad opera dei celebri pittori olandesi Gaspar van Wittel (padre di Luigi Vanvitelli, che sarà l’archiettetto della Reggia di Caserta) ed Anton Smink Pitloo.

Nella vostra prossima visita a Napoli vi consiglio di visitare questo palazzo, che oggi non risulta essere particolarmente conosciuto, per ammirare una piccola parte dei tesori che nasconde questa sorprendente città.Palazzo Zevallos 7

 

Roberto Vela, Napoli aprile 2014 – Mozzafiato Copyright

 

 

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